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Vi aspettiamo dal 16 al 21 febbraio 2023

Lo Storico Carnevale

di Ivrea

Tradizioni Gatronomiche

Le domeniche precedenti al Carnevale e durante i giorni clou di festa si svolgono le tradizionali “Fagiolate” nei rioni della città. Le Fagiolate risalgono al Medioevo, quando i fagioli erano distribuiti ai poveri dalle Confraternite eporediesi. Ancora oggi le Fagiolate servono i cosiddetti faseuj grass: circa 7.100 kg di fagioli cotti per 6 ore all’interno di pentoloni di rame con 2.300 kg di cotenne (il famoso preive), cotechini, zamponi, ossa di maiale, lardo e cipolle. La Fagiolata benefica del Castellazzo è la più antica.

A chiudere il Carnevale è invece Polenta e Merluzzo: il mercoledì delle Ceneri gli eporediesi si radunano in piazza Lamarmora per gustare questo piatto della tradizione preparato dal Comitato della Croazia da oltre 70 anni. Oggi vengono cucinati 1.200 kg di polenta, 900 kg di merluzzo e 1.100 kg di cipolle. Il primo assaggio è possibile già nella notte di lunedì all’interno della sede del Comitato, in Borghetto.


Le fagiolate

Prima e durante il clou della manifestazione in città si svolgono le tradizionali “fagiolate” che servono i cosiddetti faseuj grass: 11 fagiolate di cui 10 rionali e 1 benefica.

Gli ingredienti per tutte le fagiolate sono uguali: fagioli Saluggia cotti con i preive e cotiche di maiale arrotolate con spezie ed aromi, ossia maiale e salamelle.

La fagiolata del Castellazzo è la più antica ed è l’unica a essere inserita nel Cerimoniale dello Storico Carnevale e, nonostante il passare degli anni, conserva tuttora l’aspetto “benefico”: oltre alla distribuzione dei fagioli offre in beneficenza un pranzo completo ai bisognosi della città, così come da tradizione facevano nel Medioevo le Confraternite del Santo Spirito.

Le razioni benefiche nell’edizione 2018 sono state più di 600.
Le fagiolate hanno una connotazione storica fortissima e un legame con gli appuntamenti del Carnevale molto stretto. La Fagiolata Benefica del Castellazzo è l’unica fagiolata benefica proprio perché oltre alla distribuzione dei fagioli offre in beneficenza un pranzo completo ai bisognosi della città. La tradizione delle fagiolate risale al Medioevo, quando razioni di fagioli – bene prezioso nell’alimentazione dei popolani – erano distribuite dalle Confraternite eporediesi ai poveri ridotti alla fame dalle infinite tasse. Si narra che in questo periodo due volte all’anno anche il feudatario donasse una pignatta di fagioli alle famiglie meno abbienti e queste, per disprezzo, gettassero i fagioli per le strade preferendo il digiuno all’accettazione di questa elemosina. Cosi? i fagioli, in ricordo dell’antico tiranno, sono entrati nelle vicende dello Storico Carnevale di Ivrea.

Le origini della fagiolata del Castellazzo derivano dalle Confraternite del Santo Spirito del 1300 le quali avevano lo scopo di offrire un pasto completo per i meno abbienti in due particolari periodi dell’anno: la Pentecoste e il giorno del Santo Patrono della città. Da studi storici è risultato che proprio nel rione di San Maurizio ve ne fosse una molto attiva. Queste confraternite si sono poi trasformate, intorno alla fine del 1700, nelle Badie dei Giovani, ossia associazioni di giovani che inserirono questi pasti benefici nelle feste carnevalesche. Si arriva poi al 1878 con un documento attestante un “Disné d’Beneficenssa in Piazza Maretta” e quindi la fagiolata che tutt’oggi esiste.

Ecco i sorprendenti numeri della Fagiolata del Castellazzo:

  • I fagioli vengono cucinati in 11 pentoloni delle dimensioni di 90 x 90 cm. Ogni pentolone ha una capienza di 600 litri. Moltiplicando questa singola capacità per gli 11 pentoloni utilizzati si ottiene la ragguardevole quantità di 6.600 litri.
  • 14 quintali di fagioli Saluggia. Il fagiolo Saluggia ha la peculiarità di essere resistente alla cottura, per cui anche dopo molte ore di bollitura rimane comunque intero e consistente.
  • 4 quintali di cotenna di maiale che viene tagliata, speziata, arrotolata e legata ottenendo circa 3.200 preive.
  • 4 quintali di cotechini che, una volta cotti, andranno a riempire le pentole con cotiche e fagioli.
  • 140 chili di lardello e 2 quintali di cipolle che formeranno il soffritto da aggiungere ai fagioli in ebollizione.
  • 300 chili di salamini crudi e 120 chili di pane che verranno utilizzati per la distribuzione benefica e per il confezionamento dei panini da distribuire in piazza.
  • 200 litri di vino … per rendere più piacevole una scodella di fagioli grassi.
  • 18 quintali di legna per alimentare le fiamme che permetteranno la cottura di fagioli, cotiche e salamini nel corso di tutta la notte del Sabato Grasso di Carnevale.
  • Poco più di 23.000 razioni di fagioli grassi sono il risultato di questa antica manifestazione che si lega indissolubilmente allo Storico Carnevale di Ivrea. 23.000 razioni che, nell’arco di circa 5 ore, vengono distribuite a chiunque lo desideri.
  • 600 razioni benefiche sono infine distribuite: 1 scodella di fagioli grassi, 1 salame cotto, 1 salame crudo, 1 confezione di formaggini, 2 arance, 1 barretta di cioccolata, 1 pagnotta ed 1/4 di vino.


Polenta e Merluzzo

Oltre alle tradizionali fagiolate un altro piatto accompagna il Carnevale di Ivrea o, meglio, lo saluta: il mercoledì delle Ceneri, primo giorno di Quaresima, dopo aver dato l’arrivederci al Carnevale, tutti i cittadini si trovano in Borghetto (il quartiere di Ivrea “oltre” la Dora) per mangiare insieme Polenta e Merluzzo, tipico piatto di magro, offerto dal Comitato della Croazia. La distribuzione di Polenta e Merluzzo è una tradizione che risale alla seconda metà del Cinquecento: ogni rione, su iniziativa dei cittadini, nel primo giorno quaresimale cucinava un po’ di polenta accompagnata da merluzzo e cipolle, per rispettare il giorno di magro. Al termine della seconda guerra mondiale il Comitato della Croazia fece sua questa iniziativa conferendole un carattere benefico.

Oggi tutta la lavorazione viene eseguita esclusivamente dai partecipanti del Comitato della Croazia presso la sede in Vicolo del Forno 6. La preparazione è un vero e proprio evento che dura 9 giorni: durante tutto il periodo di Carnevale 50 volontari effettuano 3 turni di 8 ore al giorno per la lavorazione di 900 kg di merluzzo, 1000 kg di cipolle, 600 lt di olio, più di 70 lt di sugo e 1300 kg di polenta.

Il nome Croazia si deve alla presenza di alcuni Croati in questo rione di Ivrea giunti verso la metà dell’Ottocento. Il termine Bano che oggi indica la figura del presidente dell’attuale Comitato della Croazia, è un vocabolo slavo che indica il capopopolo (in Croazia i banati erano gli equivalenti dei nostri granducati). Facendo ricerche storiche le prime presenze accertate di Croati in questo territorio risalgono a molti secoli addietro, durante il periodo delle Crociate. Pare che alcuni Croati, dopo aver incontrato dei cittadini eporediesi decisero di trasferirsi a Ivrea, anziché tornare in patria, per migliori prospettive di vita. Da quel momento a Ivrea sarebbe esistita una comunità croata che via via si mescolò a quella italiana.

La lavorazione inizia il lunedì della settimana precedente il Carnevale con la sbucciatura delle cipolle bionde effettuata in due giorni con il prezioso contributo delle donne del rione. Dopo esser stato battuto per eliminare parte del sale, il merluzzo viene privato delle pinne e della coda, disposto in enormi catini, coperto d’acqua e, nei successivi cinque giorni, ripetutamente lavato per un totale di tre risciacqui e tre cambi d’acqua. Sgocciolato per due giorni interi, nella serata di domenica si procede al taglio dei pezzi, poi depositati in grandi contenitori di acciaio.

Il lunedì si affettano le cipolle e, accesi i fuochi al mattino presto, si cominciano a cuocere separatamente dal merluzzo. Il giorno successivo è la volta della preparazione del sugo che a fine cottura viene distribuito nelle teglie con il merluzzo e le cipolle. Il lavoro si protrarrà per ventiquattr’ore, con tre squadre che si alterneranno nella preparazione, procedendo con la friggitura del merluzzo e la cottura del sugo.

L’alba del mercoledì delle ceneri vedrà infine all’opera i “polentai” per la cottura della polenta.

I personaggi del Carnevale in borghese – Mugnaia, Generale, Stato Maggiore e varie rappresentanze delle componenti del Carnevale – le autorità cittadine, Sindaco, Vescovo e i rappresentati delle Forze dell’Ordine aprono ufficialmente la distribuzione e, in un paio di ore al massimo, vengono distribuite oltre duemila razioni.


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